Una crescita consolidata e sostenibile nel tempo

Macchi è stata protagonista negli ultimi anni di una crescita intensa, grazie soprattutto all'affermazione della tecnologia di coestrusione a 5 strati POD, che oggi rappresenta circa il 40% della sua produzione. Tra i prossimi obiettivi, il rafforzamento della presenza sul mercato cinese, anche attraverso la futura apertura di una sede locale.

Vista bolla ed estrusori linea 5 strati

Negli ultimi anni Macchi ha dettato il ritmo dell’evoluzione della tecnologia POD, con una vasta esperienza accumulata e decine di linee vendute. L’azienda, leader nella costruzione di impianti per l’estrusione di film in bolla, ha vissuto così una crescita intensa, consolidandosi ai vertici del settore. Con Anthony Michael Caprioli, direttore generale della società, abbiamo fatto il punto sull’andamento della società lombarda, l’approccio ai diversi mercati e i progetti in fase di sviluppo.

Dott. Caprioli, come valuta l’andamento dell’ultimo periodo?

Anthony Caprioli, Direttore Generale di Macchi S.p.A.

I risultati del 2016 hanno consolidato il trend degli ultimi anni, in cui il fatturato ha raggiunto stabilmente una cifra superiore ai 55 milioni di euro.
Nel 2017 l’obiettivo, che oggi riteniamo realistico, è quello di toccare i 60 milioni di euro. Ad avvicinarci a questo traguardo è stata anche una serie di operazioni interne, volte a riorganizzare e snellire i processi, aumentando la produttività dei componenti standard destinati a tutte le linee.

Questo risultato soddisfa quindi le vostre aspettative?

Certo. Ho cercato di predisporre la struttura, con alcuni interventi in aree nevralgiche – dall’ufficio tecnico all’ automazione, fino al service – proprio con lo scopo di accompagnare una crescita sostenuta e sostenibile nel tempo. Dopo la partecipazione alla K 2013, anno che chiudemmo con 35 milioni di euro di fatturato, abbiamo vissuto una crescita esponenziale, legata in gran parte al successo della linea di coestrusione POD a cinque strati, che è diventata la tecnologia di riferimento per le nostre macchine e per il mercato in generale. Ormai circa il 40% della nostra produzione si basa sulla tecnologia POD a cinque strati ad alta produttività. L’affermazione internazionale di questo prodotto ha consentito un balzo in avanti e il consolidamento del nostro fatturato.

Oltre alla linea POD ci sono state altre tecnologie che hanno contribuito a questa crescita?

Zona alimentazione macchina

Attraverso l’ufficio tecnico abbiamo svolto una serie di studi specifici per migliorare i componenti della sezione calda, basandoci anche sui feedback ricevuti dai nostri clienti. Abbiamo condotto prove reologiche e sperimentato trattamenti termici specifici, spesso in collaborazione con i nostri fornitori più importanti, che nel tempo sono diventati partner strategici. Per raggiungere un obiettivo è necessario condividere progetti e applicazioni con i clienti. Se i risultati sono soddisfacenti, allora la tecnologia è pronta per essere commercializzata su larga scala.

Su quali fronti è impegnata attualmente la vostra area R&D?

Stiamo lavorando molto sui temi dell’energy saving e dell’automazione. Per alcuni studi collaboriamo con clienti storici, che ci mettono a disposizione gli spazi per testare impianti sperimentali. Recentemente, nell’ambito di una di queste collaborazioni, abbiamo effettuato delle prove su sistemi di avvolgimento innovativi, finalizzate a migliorare ulteriormente il sistema di controllo e la qualità del film, oppure a trovare nuove formulazioni. Stiamo cercando di ampliare la gamma degli avvolgitori con soluzioni diverse, che al momento definirei ibride. L’intento è quello di ottenere ciò che il mercato si aspetta da noi.

Anche in fase di ricerca e sviluppo, c’è quindi una costante interazione con il cliente…

Sì, e questo ci consente di innovare in continuazione il prodotto, comprendendo e risolvendo delle questioni concrete, dettate dal mercato in cui il cliente opera. Noi possiamo concepire idee che possono avere senso a livello astratto, ma è solo la condivisione con l’utilizzatore e il ritorno che lui percepisce dal mercato che ci dicono se abbiamo centrato l’obiettivo e, magari, avviato una tendenza.

Negli ultimi tempi quali mercati hanno risposto meglio alla vostra offerta?

Stiro rotante

Stiamo vendendo molto in tutto il blocco ex sovietico, dove si comincia a intravedere la fine della crisi che ha colpito duramente quelle zone, specialmente la Russia. Procedono molto bene anche i nostri mercati tradizionali, a partire dalla Francia dove, così come in Italia con la legge Sabatini e il Piano nazionale Industry 4.0, gli stimoli fiscali stanno danno i loro frutti, rafforzando la domanda. Le agevolazioni agli investimenti sono importanti perché consentono alle aziende di rinnovare il proprio parco macchine e di restare competitive.
Nel Sud Est Asiatico continuiamo a registrare buoni riscontri, mentre in Africa Centrale stiamo crescendo molto: richieste di un certo rilievo ci arrivano da Ghana, Nigeria, Kenya e altri paesi.
Anche in Sudafrica si riscontrano segnali di ripresa, sebbene la situazione economica sia ancora molto difficile. Abbiamo cercato di diversificare i nostri sbocchi e stiamo crescendo praticamente ovunque, tranne che nelle zone fortemente penalizzate dalla crisi. Siamo soddisfatti, tanto più che alcuni osservatori affermano che siamo entrati in una fase di crescita mondiale sincronizzata.
Dato che le nostre macchine producono un film flessibile che viene richiesto in quasi tutti i processi industriali, possiamo sentirci ottimisti.

State pensando di investire nelle filiali all’estero o di sviluppare qualche area?

HMI – Human Machine Interface

Un paese in cui intendiamo crescere è senz’altro la Cina, dove già siamo attivi attraverso un’agenzia e con la partecipazione alle fiere. Il progetto sullo sfondo è quello di aprire presto una sede, perché il mercato è talmente vasto da richiedere una presenza ancora maggiore. Intanto la nostra struttura commerciale che si occupa della Cina è già riuscita a vendere due linee POD.

Cosa pensa del mercato italiano?

Senza contare il pacchetto di agevolazioni introdotte dal Governo, il mercato interno rappresenta mediamente il 10% del nostro fatturato: si tratta quindi di uno zoccolo duro, di un mercato strutturale, che con i recenti stimoli fiscali è lievitato del 5% circa. Abbiamo notato un crescente interesse verso i nostri impianti barriera e comunque verso le tecnologie di livello sofisticato. Essere ben presenti nel mercato interno resta per noi un punto di orgoglio. Proprio in onore dei nostri clienti italiani, al Plast 2018 presenteremo in anteprima un impianto all’avanguardia.

Avete programmato investimenti per il breve e medio termine?

Per rimanere al passo con i tempi e alzare continuamente il livello di qualità degli impianti, abbiamo investito molto nell’officina, dotandoci in particolare di tre macchine utensili di ultima generazione, ognuna delle quali sarà dedicata a una specifica tipologia di macchina, garantendo una effettiva ripetibilità. Abbiamo investito soprattutto sulla qualità delle teste di estrusione, ovvero il fulcro della tecnologia.

Le prospettive per il futuro sembrano buone…

Sì, anche se bisogna sempre conservare la dovuta prudenza. Dobbiamo continuare a migliorare la qualità e crescere nelle zone del mondo in cui la penetrazione delle nostre macchine è ancora bassa, sempre nell’ottica di diversificare i mercati e garantire all’azienda un avvenire da protagonista.

di Alessandro Bignami