domenica, 25 Ottobre 2020

Bando macchinari innovativi

È grazie alla commissione Europea che adesso, attraverso il Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, saranno concesse ed erogate agevolazioni ai programmi di investimento innovativi in grado di accelerare la trasformazione tecnologica digitale delle Pmi mediante soluzioni abilitanti 4.0 – ovvero nel percorso di transizione verso l’“economia circolare”. L’obiettivo è quello di aumentare il livello di efficienza e di flessibilità dell’impresa nello svolgimento dell’attività economica, attraverso l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature mirate alla realizzazione dei programmi di investimento, strumenti informatici e licenze.
Il nuovo bando Macchinari Innovativi sostiene la realizzazione di investimenti nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, come stabilito dalla “Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale” (con validità per il periodo 2014-2020), che elenca le zone del territorio nazionale in grado di soddisfare determinati requisiti e bisognose di input di slancio all’economia e all’innovazione.

A chi si rivolge
Per beneficiare dell’agevolazione bisogna essere una micro, piccola o media impresa (Pmi) che mostri, alla data di presentazione della domanda, alcuni requisiti specifici per ricevere l’incentivo. Tra questi: la Pmi dovrà essere costituita e iscritta nel Registro delle imprese, nel pieno e libero esercizio dei propri diritti; non essere in liquidazione volontaria o sottoposta a procedure concorsuali; essere in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese; essere in regola con la normativa vigente in materia di edilizia ed urbanistica, del lavoro e della salvaguardia dell’ambiente ma anche con gli obblighi contributivi, e non meritarsi l’appellativo di “impresa in difficoltà”.
A poter richiedere il beneficio sono anche i liberi professionisti (iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali) e le reti di imprese: soggetti giuridici intenzionati a realizzare programmi di investimento caratterizzati da comuni obiettivi di sviluppo. Possono unirsi nel numero massimo di sei (co-proponenti) e richiedere il beneficio se in possesso dei requisiti e se aderenti ad un contratto di rete, con “collaborazione effettiva, stabile e coerente”, che possieda un obiettivo comune mirato al rafforzamento della competitività e allo sviluppo tecnologico.
Con questi presupposti, le imprese che non potranno richiedere il beneficio sono tutte quelle che, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, abbiano attuato una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto d’investimento, o quelle che abbiano ricevuto aiuti dalla Commissione europea mancando di rimborsarli o depositandoli in un conto bloccato.
Alla richiesta possono partecipare tutte le realtà manifatturiere e dei servizi (solo i codici Ateco riportati nell’Allegato 3 del DM 30 ottobre 2019). Restano invece esclusi alcuni settori specifici: siderurgia, estrazione del carbone, costruzione navale, fabbricazione delle fibre sintetiche, trasporti e relative infrastrutture, produzione e distribuzione di energia, e relative infrastrutture.

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