I costruttori di macchine “confezionano” la nuova Ipack-Ima

Le tecnologie per l’imballaggio si confermano uno dei settori più in salute della nostra industria. Ipack-Ima si appresta a essere rilanciata come l’evento di riferimento internazionale di questa eccellenza italiana. Ne parliamo con il vicepresidente di Ucima Luciano Sottile.

Particolare di una linea di confezionamento Goglio per imballaggi flessibili

Il settore delle macchine per il confezionamento è una delle certezze del sistema produttivo italiano. Il trend positivo degli ultimi cinque anni sta proseguendo, dopo un passaggio quasi indenne nel periodo più pesante della crisi economica, e le previsioni sono di crescita. Con l’80% di export i nostri costruttori sono tra i principali player del mercato internazionale, insieme ai tradizionali rivali tedeschi e, oggi, a quelli cinesi. È un terreno fertile, insomma, quello su cui sta germogliando la nuova identità della fiera Ipack-Ima, di cui Ucima – l‘Unione dei costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio – ha acquisito nel 2015 il 51% delle quote (in partnership con Fiera Milano, che detiene il 49%). Con l’ingegner Luciano Sottile, vicepresidente di Ucima e General Manager Machines Division di Goglio, abbiamo parlato degli ultimi dati del comparto e della preparazione di Ipack-Ima che si svolgerà, con le altre quattro mostre del marchio ombrello The Innovation Alliance, a Milano dal 29 maggio all’1 giugno 2018.

Ing. Sottile, i dati 2016 del Centro Studi di Ucima sulle macchine per il packaging sono positivi…

I dati relativi al 2016 raccolti dal nostro Centro Studi evidenziano un ulteriore balzo in avanti del 6,6% per il giro d’affari e per tutti gli altri indicatori fondamentali per la salute di un settore industriale. Il fatturato totale supera i 6,6 miliardi di euro. L’export, che genera l’80% del giro d’affari, raggiunge, con un +5,8%, i 5,3 miliardi di euro e il mercato italiano balza a 1,3 miliardi di euro (+9,8% sull’anno precedente). In aumento anche il numero delle aziende attive nel settore, 601 contro le 588 del 2015, e gli occupati che crescono di 1.738 unità (+6,2%) per un totale di 29.644.
Sta pertanto proseguendo il trend positivo in atto negli ultimi cinque anni, che riteniamo continuerà anche nell’anno in corso. I primi dati disponibili, relativi al primo trimestre dell’anno, registrano un incremento dell’11,6% con gli ordini al 31 marzo in crescita media dell’8%.

Luciano Sottile, vicepresidente di Ucima e General Manager Machines Division di Goglio
Luciano Sottile, vicepresidente di Ucima e General Manager Machines Division di Goglio

Quali sono i fattori di questo momento favorevole? Quali invece le insidie da cui occorre guardarsi?

Vi sono certamente delle oggettività di mercato; assistiamo infatti a una crescita costante in tutti i nostri settori di applicazione, che porta a una maggior domanda per le nostre tecnologie.
Le previsioni del nostro Centro Studi stimano, infatti, un incremento medio annuo delle vendite di macchine per il packaging pari al 4,8% nel triennio 2017-2019. Le aziende italiane continueranno a presidiare i mercati mondiali con tassi di crescita in linea con la media mondiale. Dovranno tuttavia fronteggiare una concorrenza internazionale crescente, soprattutto in alcuni mercati. Ad esempio l’Asia, dove le nostre aziende stanno rallentando la loro penetrazione anche a causa dell’emersione della concorrenza cinese che, per la prima volta, nel 2015 ha iniziato a esportare in maniera significativa. La Cina è infatti diventata un esportatore netto e sta aumentando le vendite in tutti gli altri paesi asiatici, creandoci qualche problema. Lo scenario a cui eravamo abituati, con Germania e Italia a dominare nella produzione di macchine per il packaging, è destinato a diventare tripolare. C’è però un’altra partita che le aziende italiane si trovano a giocare e che i dati finora descritti “nascondono”.

Quale?

Quella delle dimensioni. Il nostro settore si sta progressivamente polarizzando tra aziende grandi e realtà troppo piccole per assicurare un presidio costante e puntuale dei mercati lontani. In pratica, i grandi diventano sempre più grandi e i piccoli restano piccoli e fanno fatica ad esportare. Per dare un’indicazione del fenomeno, basti pensare che il 66,4% delle aziende genera un fatturato complessivo inferiore ai 6 milioni di euro e contribuisce ad appena il 9,7% del giro d’affari. Le 51 imprese di dimensioni maggiori (con fatturati oltre i 25 milioni di euro), al contrario, realizzano il 68% del fatturato totale.
Semplificando, nel mercato sembrano esserci tre tipi di aziende. Quelle piccole, che sono concentrate sul quotidiano e non hanno tempo e risorse per pensare a un futuro troppo lontano. Le grandi, che sanno che bisogna crescere e continuano a fare acquisizioni. E infine quelle che devono decidere se acquisire o farsi acquisire…

In ogni caso oggi il contesto appare ben più incoraggiante rispetto ai peggiori anni della crisi…

In realtà di anni difficili il nostro settore ne ha visti pochi. Solo nel 2009 il comparto ha subito una contrazione dei volumi. Poi siamo stati tra i primi a riagganciare i numeri precedenti alla crisi. D’altronde i nostri clienti sanno che non possono smettere di investire per più di due o tre anni: il loro parco macchine invecchia rapidamente, con l’effetto di aumentare i costi di produzione.

È possibile quantificare i primi benefici del Piano nazionale Industria 4.0 per i costruttori di macchine per il confezionamento?

I concetti chiave di Industria 4.0 non ci anno colto alla sprovvista: connettività, efficienza, raccolta ed elaborazione dei big data, manutenzione predittiva e gestione da remoto degli impianti fanno parte da sempre del nostro Dna e appartengono alla nostra cultura industriale. In termini di prodotti, la maggior parte delle nostre aziende era infatti già molto vicina ai parametri tecnici previsti nelle circolari ministeriali.
Il programma di incentivi varato dal governo ha avuto comunque il merito di stimolare gli investimenti da parte dei clienti. Le vendite sul mercato italiano sono dinamiche da alcuni anni ma hanno ricevuto dal secondo semestre dello scorso anno una ulteriore spinta grazie appunto al piano Industry 4.0. All’incremento del 9,8% registrato a fine 2016, è infatti seguito un ulteriore +6,5% nel primo trimestre di quest’anno.
La manovra fiscale sta funzionando bene, in qualche settore addirittura benissimo. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che conosce bene i problemi della nostra industria, da cui proviene, ha fatto un ottimo lavoro. Il piano è efficace, semplice, comprensibile, senza gli eccessi burocratici che spesso appesantivano i provvedimenti precedenti. Ora, però, tutti ci aspettiamo che l’operazione prosegua oltre l’orizzonte temporale fissato a giugno 2018: solo così può diventare davvero efficace e contribuire a trasformare il nostro sistema produttivo. Serve più tempo, inoltre, perché si rafforzino le collaborazioni avviate fra aziende private e centri di eccellenza come i politecnici.
In sintesi: il piano sta consentendo di rinnovare il datato parco macchine italiano, ma ora ci auguriamo che si trovi la maniera di prolungarlo e renderlo strutturale.

Qual è il servizio offerto da Ucima ai suoi soci su questo provvedimento?

La nostra associazione si è subito mossa a ogni livello per supportare sia le aziende associate sia i loro clienti I nostri funzionari associativi – oltre ad aver partecipato attivamente ai tavoli governativi di definizione del Piano – hanno attivato importanti servizi ad hoc: visto che le richieste di chiarimenti su questo tema sono molte, abbiamo predisposto un nuovo servizio di Check Up Macchine con il rilascio di una Attestazione 4.0, finalizzata proprio a verificare macchine e impianti in ottica iperammortamento.
Le applicazioni di Industria 4.0 e IoT stanno contribuendo a velocizzare l’adozione da parte della clientela di tecnologie atte a rendere le fabbriche produttive sempre più interdipendenti e dialoganti, automatizzando le procedure e la produzione, soprattutto facendo “dialogare” le macchine e fornendo sempre maggiori informazioni agli utilizzatori. Ora diventa però fondamentale il ruolo della formazione sia dei nostri collaboratori sia del personale delle aziende clienti, col fine di evitare il rischio di avere in casa una Ferrari usandola come una 500. Anche su questo aspetto, Ucima, che è stata coinvolta direttamente nella stesura del piano, è in prima linea con un’offerta formativa specifica su queste attuali tematiche.

Macchina G CAP 6 di Goglio per il confezionamento in capsule
Macchina G CAP 6 di Goglio per il confezionamento in capsule

Ipack-Ima 2018 sarà la prima edizione organizzata dalla nuova versione societaria nata dalla partnership tra Ucima e Fiera Milano. Cosa cambierà?

L’acquisizione di Ipack-Ima da parte della nostra associazione è stata un importante punto di svolta per il nostro settore. Non solamente perché dopo anni, l’unica vera fiera italiana a vocazione internazionale è tornata sotto il controllo diretto delle aziende, ma soprattutto perché le grandi società italiane, socie di Ucima, hanno deciso di scommettere su questo evento, per riaffermare in Italia una fiera in grado di competere con le omologhe internazionali e attirare a casa nostra qualificati operatori da tutto il mondo. Il primo grande risultato è il ritorno in fiera di tutti i maggiori costruttori di macchine italiani, che avevano in buona parte disertato le ultime edizioni. Il disegno è quello di costruire nel tempo una fiera in Italia che rappresenti a livello internazionale, per diversità e qualità di assortimento, il nostro sistema produttivo nell’ambito del confezionamento. In questo senso la contemporaneità con le altre fiere di The Innovation Alliance creerà un evento di filiera unico nel suo genere, dove gli operatori professionali di ogni settore industriale potranno trovare un’ampia offerta che va dal processing al packaging, dalla lavorazione delle materie plastiche e della gomma alla stampa industriale, commerciale e della personalizzazione grafica di imballaggi ed etichette, fino alla movimentazione e allo stoccaggio delle merci. Novità importante è che, rispetto a precedenti casi di contemporaneità tra fiere diverse, stavolta gli eventi sono organizzati insieme: si entra con un biglietto solo e si può circolare tra una esposizione e l’altra.
Un ulteriore nuovo elemento è l’alleanza con Interpack, che garantirà a Ipack-Ima una visibilità e una centralità mai avute prima e costituirà un asse fieristico in Europa e nel mondo in grado di offrire una piattaforma espositiva completa a espositori e visitatori.
A tutto ciò si aggiungono una maggiore promozione internazionale, grazie alla rete di Ucima e Fiera Milano, e servizi innovativi come, ad esempio, un intenso programma di incontri B2B tra espositori e visitatori internazionali selezionati che potranno incontrarsi prima virtualmente, attraverso una innovativa piattaforma di match-making, e poi in fiera presso gli stand degli espositori.

Come stanno andando le adesioni?

A circa un anno dalla manifestazione oltre 600 aziende italiane e straniere hanno confermato la loro partecipazione e oltre il 70% degli spazi espositivi disponibili è già occupato. Le adesioni rispecchiano la fisionomia pluri-settoriale della mostra.
Ben oltre la metà delle imprese presenti porterà in fiera innovazioni tecnologiche per il comparto dell’agroalimentare: il 22% delle aziende espositrici si identifica, infatti, nella business community Pasta, Bakery & Milling, confermando Ipack-Ima come una delle più importanti fiere al mondo per questo settore industriale.
Anche le aziende che operano nel comparto del confectionery saranno ampiamente presenti in fiera (13% del totale) così come saranno ben rappresentati gli altri settori dell’industria alimentare, con particolare focus sul comparto Fresh & Convenience, che esprimono un ulteriore 25% delle aziende iscritte. Nutrita anche la presenza di realtà che operano nel settore del beverage e – più in generale, uscendo dal settore food & beverage – di imprese che presentano soluzioni di liquid filling (10%) che servono le business community “non-food” dei settori chimico e cosmetico (20% del totale).
Questi settori, dall’identità precisa, si affiancano all’articolato mondo delle aziende che operano nel confezionamento per industrial & durable goods (10%) che spazia, ad esempio, dall’automotive al fashion, dall’arredamento all’edilizia e alle costruzioni.
Altrettanto importante la presenza in fiera delle aziende attive nei diversi settori trasversali al processo e confezionamento primario: un ampio spazio sarà infatti occupato dalle aziende che operano nei settori labelling, tracking, coding e marking e che proporranno lo stato dell’arte su tematiche importanti che spaziano dalla sicurezza alimentare alla serializzazione e all’antifalsificazione, come anche da aziende che producono materiali innovativi, packaging secondario e soluzioni di fine linea. Altamente rappresentativa anche la partecipazione delle aziende a Meat-Tech, l’unica manifestazione italiana dedicata alla filiera produttiva dell’industria della carne, con le aziende leader in fiera per presentare le ultime novità non solo in termini di tecnologia di processo, confezionamento, conservazione e refrigerazione, ma anche con una ricca offerta di ingredienti, spezie, additivi per la lavorazione delle carni.

In cosa volete che si differenzi l’evento di Milano rispetto a Interpack o ad altre mostre del settore?

Ipack-Ima si svolge nella capitale del design, sia legato alla moda sia ai mobili.
Vorremmo che Milano diventasse il luogo di riferimento anche del design per il confezionamento. È una ricchezza che abbiamo soltanto noi e su cui vogliamo puntare.

Quali sono i temi fondamentali che state preparando per questa edizione?

Ipack-Ima 2018 rappresenterà anche un importante appuntamento culturale per approfondire alcuni grandi temi trasversali per il nostro settore: anticontraffazione, e-commerce, sostenibilità e l’evoluzione di Industry 4.0 saranno i file rouge che caratterizzeranno la fiera. Un focus importante sarà inoltre dedicato ai materiali innovativi, funzionalizzati e agli imballi per il segmento premium, che saranno esposti nel nuovo salone satellite, Ipack-Mat. Organizzato in sinergia con Plast e Print4All, Ipack-Mat ospiterà materie prime, semilavorati e componenti per prodotti e imballaggi ad altovalore aggiunto e contenitori innovativi. Il nostro obiettivo è quello di dar vita a una fucina di idee e spunti creativi per le funzioni strategiche aziendali, dalla ricerca & sviluppo al marketing.

Un intervento tecnico di Goglio con supporto realtà aumentata su tablet
Un intervento tecnico di Goglio con supporto realtà aumentata su tablet

Quali iniziative avete intrapreso per richiamare più visitatori internazionali?

È fondamentale la collaborazione delle aziende che hanno già iniziato a promuovere la fiera presso i loro principali clienti internazionali. Abbiamo inoltre rafforzato la promozione nel mondo, attraverso, ad esempio, la partecipazione alle principali fiere nel mondo, dove Ucima organizza i padiglioni italiani ed è stata avviata una capillare campagna di comunicazione su tutti i principali mercati con particolare focus in Sud America, Africa e Medio Oriente ed Europa Orientale, cioè le aree tradizionalmente meno presenti a Interpack.

Ci sono le premesse per un evento all’altezza della produzione tecnologica italiana…

Un problema che ci angustiava era il fatto di non avere una fiera adeguata al nostro ruolo di secondo paese al mondo nella costruzione di macchine per l’imballaggio. Una delle cause di questa carenza era proprio lo scollamento fra mondo dei costruttori ed organizzatori fieristici. Adesso la fiera appartiene ai costruttori, la ferita si è rimarginata e possiamo finalmente pensare in grande.

Nella progettazione delle macchine di Goglio quali sono le innovazioni implementate negli ultimi anni, soprattutto in ottica Industria 4.0?

Goglio è da oltre 165 anni nel mercato dell’imballaggio flessibile e degli impianti di confezionamento. L’innovazione e la capacità di anticipare le richieste hanno da sempre caratterizzato la sua attività. Tuttavia l’innovazione sul prodotto, da sola, non è più sufficiente a garantire una buona differenziazione dai concorrenti.
Oggi però le tecnologie 4.0, in particolare l’IoT, consentono non solo di innovare macchine, ma di innovare soprattutto i servizi. Goglio da diversi anni ha cominciato a proporre ai propri clienti innovativi contratti full service che sono costruiti sulla base del collegamento H24 delle macchine e delle linee di confezionamento al cloud Goglio. Il più completo e innovativo dei servizi offerti si spinge a garantire al cliente, per il periodo di durata del contratto, la resa dei suoi impianti. Questa formula riduce al cliente tutti i rischi connessi alla gestione delle proprie linee spostandone la responsabilità sul costruttore degli impianti.
Non soltanto facciamo manutenzione, ma continuiamo a migliorare e aggiornare gli impianti già installati. Si tratta di una svolta nel rapporto fra costruttore e utilizzatore. Industry 4.0 cambia il modello di business e rende disponibili servizi che prima non c’erano.

Per concludere, può dirmi un obiettivo che tiene molto a raggiungere come vicepresidente di Ucima?

Condivido col Presidente Aureli l’obiettivo di incrementare il numero di aziende associate. Vogliamo cioè consolidare i risultati raggiunti negli ultimi quattro anni e portare il numero di associati attorno ai 200, sulle 600 aziende censite in Italia. Crediamo infatti che in particolare le aziende di medie e piccole dimensioni non possano restare fuori dal nostro sodalizio perché sono quelle che potrebbero beneficiare di più dei servizi altamente professionali offerti dai nostri uffici. Mi impegnerò inoltre a rafforzare i servizi offerti per supportare l’internazionalizzazione degli associati. Abbiamo intanto ristrutturato la nostra sede a Baggiovara, in provincia di Modena, che ora consente di offrire servizi a 360 gradi agli associati. Tra le attività fondamentali della sede ricordo: la formazione, con la Scuola Beni Strumentali specifica per i costruttori di macchine; la comunicazione, con il Centro Stampa; e le ricerche di mercato, con il Centro Studi, oggi impegnato non solo a dare una fotografia del settore, ma anche a prevedere i trend che si affermeranno in futuro.

di Alessandro Bignami