martedì, 29 Settembre 2020

Mollificio Lombardo: “Usciremo dall’emergenza con le nostre forze”

Mollificio Lombardo ha affrontato una delle situazioni più difficili della sua lunga storia, contando esclusivamente sulle proprie risorse. Durante il lockdown ha lavorato soprattutto per il settore medicale, fornendo le molle per gli innesti rapidi dei caschi-respiratori.

 

di Alessandro Bignami

 

Collocata in una delle province più colpite d’Europa dall’epidemia di coronavirus, Mollificio Lombardo si è trovata ad affrontare la maggiore avversità, forse inferiore solo alla Seconda guerra mondiale, della sua lunga storia, cominciata nel 1927. Non è stato per niente facile. Ma ora, in fondo al tunnel dell’emergenza pandemica, sembra finalmente apparire una flebile luce. “Supereremo anche questa, ma ancora una volta contando solo sulle nostre forze, perché nessuno ci ha aiutato”, constata Emilio Longoni, che rappresenta la generazione oggi alla guida della storica azienda di famiglia che a Carvico (BG) produce molle destinate a diverse filiere industriali, fra cui meccanica, elettronica, tessile, aereonautica, automobilistica, medicale e delle comunicazioni.

Emilio Longoni, Amministratore Delegato di Mollificio Lombardo

Il 2020 sembrava essere partito con buone prospettive, finché il coronavirus non ha cambiato tutto…

In realtà nel 2019 il settore auto aveva già registrato un calo nelle vendite, con effetti negativi che si sono propagati lungo la catena della subfornitura, di cui noi facciamo parte. Verso la fine dell’anno avevamo però acquisito dei nuovi clienti ponendo delle buone basi per il 2020. Poi purtroppo è accaduto il disastro sanitario che ha stravolto tutti i piani.

 

Qual è stata la reazione di Mollificio Lombardo all’epidemia?

Abbiamo adottato protocolli di sicurezza sempre più stringenti a mano a mano che il contagio e la paura di contrarlo aumentavano. Nei momenti peggiori l’umore era a terra. Sentivamo le campane della chiesa vicina suonare continuamente per annunciare i decessi. Non nascondo che ci sono stati momenti di paura e forte preoccupazione, sia per la salute sia per il lavoro, perché nessuno aveva idea di quando saremmo usciti dall’emergenza. È stato difficile. Ho coinvolto gli operatori garantendo il rispetto delle norme di massima sicurezza igienico-sanitaria. Fortunatamente a marzo siamo riusciti a produrre una quantità di molle tale da coprire anche la domanda di aprile, quando abbiamo chiuso per alcuni giorni. Abbiamo riaperto a ranghi ridotti, con una dozzina di dipendenti per proseguire l’attività dedicata alle filiere strategiche, dato che le nostre molle vengono impiegate anche nel settore medicale, inclusa la produzione di respiratori. Dopo aprile, gradualmente sono rientrati anche gli altri dipendenti, sebbene abbiamo dovuto utilizzare la cassa integrazione a rotazione per il 50% del personale. Al di là di questo strumento, che come noto viene finanziato con le tasse dei lavoratori dipendenti e la cui erogazione è stata anticipata dall’azienda, non abbiamo ricevuto alcun aiuto dallo Stato, nemmeno la sospensione dell’Imu. Come impresa, abbiamo supportato il territorio, con aiuti al personale sanitario e alle forze dell’ordine, abbiamo affrontato l’emergenza con sforzi e sacrifici enormi. Per contro il governo ci ha lasciato completamente soli.

L’azienda produce molle destinate a diverse filiere industriali, fra cui meccanica, elettronica, tessile, aereonautica, automobilistica, medicale e delle comunicazioni

Ora com’è il clima in azienda?

Permane preoccupazione ma il clima è positivo. I dipendenti hanno mostrato di avere fiducia nell’azienda e nella dirigenza. Certo, ci aspettano ancora mesi molto complicati, ma sapremo uscirne. E ancora una volta ci riusciremo contando solo sulle nostre risorse economiche e sulle risorse mentali dei collaboratori. Qua al mio fianco non si è seduto nessuno.

 

State dimostrando comunque una grande capacità di risposta, in un momento così difficile…

Questo è vero ma, vede, a me le cose difficili tutto sommato piacciono, le trovo stimolanti. Il vero problema è quando gli ostacoli vengono messi dove pensavi di averli ormai schivati e proprio da chi dovrebbe toglierli. È questo che mi fa arrabbiare. Speriamo che il nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che sta mostrando coraggio e determinazione, riesca a far sentire le ragioni delle micro, piccole e medie aziende, ovvero la parte più consistente della manifattura italiana.

 

Come sta andando invece la produzione del vostro stabilimento ad Apucarana, in Brasile?

Anche lì non è un momento facile. Sappiamo la gravità della situazione sanitaria ed economica che sta vivendo il paese sudamericano. Fortunatamente, però, Apucarana dista almeno 50 km da altri centri abitati e, essendo una cittadina recente, non è di passaggio per forestieri e turisti. Questo isolamento ha contribuito a contenere il numero di contagi. L’azienda è ancora piccola, con 14 dipendenti, ma sta crescendo. Ha vissuto un ottimo 2019 e per quest’anno avevamo grandi aspettative, anche per via dell’acquisto di due nuovi macchinari. Doveva essere il momento della svolta, che inevitabilmente slitterà di una decina mesi. Ma le prospettive sono positive.

 

Come vede il mercato italiano nei prossimi mesi?

L’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa e resta un mercato di grande importanza. Ma è proprio il vincolo alla condizione del vecchio continente che rischia di frenarla. Se guardiamo al settore dell’auto, la partita si gioca in Cina, Messico, Stati Uniti, in parte in Brasile. L’Italia si trova invece su un carro fermo sul ciglio della strada, che non viene trainato né spinto da nessuno: e quel carro si chiama Europa. In generale la filiera automobilistica avrà bisogno di molto tempo per riprendersi. La crisi delle società di auto a noleggio, che ha immesso sul mercato veicoli seminuovi a prezzi competitivi, ha ulteriormente rallentato le nuove immatricolazioni.

Al di là dell’automotive, ci sono settori che mostrano segnali più incoraggianti?

Il comparto elettromeccanico sta vivendo una fase interessante, grazie anche ai programmi di incentivi messi in campo da alcune nazioni, soprattutto per la sostituzione di impianti elettrici di alta e media tensione. Questo ha aumentato la richiesta delle nostre molle da parte del settore. Ma oltre agli incentivi, che portano benefici limitati alla loro durata, c’è bisogno, in particolare per l’Italia, di una visione che guardi al futuro. E il futuro si costruisce puntando su giovani, innovazione, tecnologie. Esattamente il contrario di quanto sta facendo la nostra politica. L’unica eccezione, negli ultimi anni, è stato il Piano Industria 4.0, che ha contribuito ad ammodernare le nostre aziende meccaniche, oltre a favorire la crescita di società dedite a informatica, intelligenza artificiale, automazione. In questo senso l’Italia ha fatto un salto in avanti.

Un altro settore che ci vede presenti, anche se con una quota minore di fatturato, è quello delle apparecchiature medicali. Realizziamo, per esempio, le molle che vanno negli innesti rapidi dei caschi-respiratori, che nella lotta al Covid-19 sono stati determinanti. Infine lavoriamo per l’industria aeronautica, oggi però completamente bloccata. Nel contesto drammatico che stanno vivendo i nostri mercati di riferimento, se il Mollificio Lombardo riuscirà a contenere il calo di fatturato, senza generare utili ma nemmeno perdite, sarà un ottimo risultato.

 

Che risultati sta dando Teamwork, la rete di imprese di cui fate parte?

A ottobre, a Wolfsburg, avremmo dovuto partecipare a IZB, il salone dei fornitori dell’industria automobilistica, che però è stato posticipato di un anno: un altro segnale del clima poco sereno che si respira nell’industria europea. Teamwork si focalizza proprio sul mercato tedesco, partner principale della subfornitura meccanica italiana. I risultati del network, attivo dal 2012, non sono ancora del tutto commisurati agli sforzi fatti. Tuttavia sono convinto che presto raccoglieremo quanto seminato in questi anni.

 

Si può dire che la paura vissuta negli ultimi mesi sia alle spalle?

Direi di sì. Ora abbiamo la consapevolezza che ne usciremo e che le difficoltà verranno gradualmente sormontate. In fondo al tunnel si intravede una luce, per quanto fioca. La scelta di aver mantenuto negli anni gli utili in azienda ci sta aiutando ora ad affrontare con una certa stabilità questa tempesta. Siamo un’azienda finanziariamente solida, che può permettersi di ripartire con fiducia.

 

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